Le icone

L'invisibile nel visibile

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  Andrea Rublev avrebbe senz'altro apprezzato le icone di Vittorio La Viola, per la dimensione ontologica, per la ieratica trascendenza e Karié Djani avrebbe approvato quell'indomito coloristico . che senza inquietare stilisticamente la tipica espressione dell'immagine orientale, si pone come assunto estetico dell'Artista Siciliano.

Così Vittorio La Viola inventa per la figura il risvolto volumetrico. attraverso un accorto lumeggiare, recuperato dalle gradazioni di mezze tinte.

Questa novità tecnica, che fa da oggetto illusionistico alla pagina disegnativa o a una parte di essa, sembra increspare pudicamente la fissità contemplativa della icona tradizionale o immettere un soffio di impalpabile quotidianità in quella meditazione atemporale.

Tra i temi teologici, il pittore preferisce la presenza mariologica della Theotokos e in rappresentazioni quantitative minori, evoca l'evento sotoriologico della Crocifissione o la conquista al supremo ideale cristiano da parte di anime elette. in una metafisica atmosfera di comunione con l'eternità

La Vergine Hodighitria come la Vergine Eléusa con Bambino, spesso lasciano che il nimbo oltrepassi la struttura decorativa, per recuperare l'equilibrio geometrico e infondere nel vuoto compositivo, una capacità lirica di astrazione.

Vittorio La Viola, per traslitterare la figura verso una pacata stilizzazione spirituale, si avvale di linee sottili e dorate, di un drappeggio  ascensionale e il mistero della trasfigurazione si indovina in qui volti ovali, aureolati da sfumate tonalità e in quello sguardo magnetico, che sembra allungarsi beatamente verso rarità eteree.

In tutte le icone affiora euritmia di proporzioni, sintonia gestuale, luminismo cromatico, rinfrangenze interiori, lievità di modellato, violenze simboliche, intensità dorata, che staccandosi dalla struttura per un paradosso emozionale, si fa coscienza del divino.

Vittorio La Viola impreziosisce le icone di cornici in argento puro al mille, di lamine d'oro, attorno a cui si intrecciano volute a sbalzo o allegorie sacre.

Spesso divide a fasce simmetriche. spazieggiate da lapislazzuli, da corniole, da turchesi, quasi trittici o polittici in superficie, dentro le quali l'immagine ancora una volta riveste il mistero, nelle sue manifestazioni dogmatiche.

Questa pittura anacronistica, diventa attuale per la sua seducente pregnanza del sacro, si imparenta misticamente, attraverso un flash-bach artistico, con le icone del passato e continuano a essere l'ottavo sacramento dell'Invisibile incarnato in segni, forme e colori.

SANTINO SPARTA

giornalista e scrittore

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Webmasters Daniele Dragoni e Maria Désirée Epure ultima modifica il 29 marzo 2008

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