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Inondato di luce dalle pareti vetrate lo studio di Vittorio La Viola si presenta come una bottega di restauratore. I quadri appesi alle opposte pareti o posati su cavalletti un po' dappertutto fanno bella mostra conferendo all'ambiente un carattere più di museo che di studio. Icone di varia grandezza inserite in ricche lamine lavorate a sbalzo e disseminate di pietre dure o preziose mettono in serio imbarazzo. Non si sa immediatamente evincere dal contesto dell'orafo di eletta perfezione il pittore della genialità evidente che ha dipinto i soggetti. Ma ben presto l'occhio sa discendere la bellezza delle immagini da quella dei sontuosi nielli che rivestono le parti della tavole non dipinte. Ed allora si ha modo di gustare il senso arcano dell'icone orientale, la preziosità dei quella classica e l'altissima arte dell'epoca rinascimentale riproposte nei minimi particolari con una tecnica mirabile di cui l'artista conserva gelosamente il segreto. Quelle tavole dalla superficie risplendente quasi vetrificata sotto la quale la tempera assume il valore dell'olio per trasparenze che rivelano, al di là delle velature, il colore sottostante le ombre, ripropongono in chiave di novità capolavori ricavati dall'ispirazione o dalla poetica trasposizione dell'artista che usa la fantasia negli accostamenti o nell'invenzione di racconti i cui personaggi sono facilmente riscontrabili nelle opere dei grandi maestri del passato. Lumeggiature, bianchi e neri trasparenti e iridescenti, volute spaccature, sguardi dolcissimi delle madonne, composizioni favolistiche donano alle opere di Vittorio La Viola quella personalità che rifugge dalla trista ricopiatura o dalla fatua interpretazione in chiave contemporanea. E' tanta la cura che il maestro pone nelle sue opere che ci fa apprezzare, al di la del lavoro, del tempo e della fatica per farle ma con la stessa gioia, i minuscoli quadri ed i sontuosi polittici e le opere della superfici a largo respiro. Accanto ad esse tele degli anni giovanili del La Viola sanciscono la validità di quest'artista, colorista e disegnatore egregio. Ad evidenziare ancor più le doti del maestro che si diplomò all'accademia di Brera di Milano con il Prof Messina in scultura vi sono bronzi, gessi, marmi, cere, medaglie e legni di accattivante, modernissima fattura. Un San Francesco ascetico dal volto ispirato e dalle linea spigolosa a denunciare la durezza della vita penitente, e quel Pier delle Vigne ove s'aspetta che dagli stecchi antropomorfici grondi sangue, fino alla classica testa del Crocifisso nella quale il dolore viene soffuso nono come smorfia ma come divina compassione per l'uomo che soffre. La capacità di affrontare i temi sul piano soltanto esteticamente diversi ma alla fine interdipendenti è evidente negli spazi che concede al sogno, al colore, ai ritmi, al segno della tavola alle masse o nel bronzo dei quli sa trarre ogni segreto. Tutto ciò è frutto di una particolare ascesi spirituale, che unita all'ansia dell'esprimere anche l'inafferrabile, si attua nei due modi sempre con valido risultato. L'esercizio di una raffinatissima tecnica nelle varie sfaccettature permette all'artista di esprimere anche il suo mirabile eclettismo al servizio di risultati di eccellente significato artistico. Vittorio La Viola potrebbe apparire un solitario ma non è certo un selvatico perché è aperto alle esperienze ed anche alla comunicazione nella quale butta tutto il suo carattere siciliano con semplicità, genuinità e generosità. E' questo suo mondo dalle varie esperienze lo appaga ma non lo esaurisce anzi lo stimola ad uscire allo scoperto sempre di più, con maggior impegno avendo il risultato dato sempre generosi frutti. GIANNI FRANCESCETTI
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Pier delle vigne |
Web masters Daniele Dragoni e Maria Désirée Epure ultima modifica il 29 marzo 2008